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Presets Sleeklens

LIGHTROOM WEDDING PRESETS

Se siete alla ricerca di filtri creativi per modificare le vostre immagini, allora dovreste dare un’occhiata alle possibilità offerte dalla casa danese Sleeklens (www.sleeklens.com). Dalla ritrattistica alla paesaggistica, Sleeklens offre diversi pacchetti pensati per aiutare i fotografi (amatori e/o professionisti) nel loro workflow digitale. Tutti i filtri creativi sono disponibili sia per utenti Windows che per Mac e lavorano con Lightroom e con Photoshop.

Filtri creativi per il fotografo di matrimonio

Mi sono concentrato sul pack: “Forever Thine Wedding Workflow” per Lightroom, che presenta ben 112 filtri fotografici e 23 pennelli di lavoro !

Al fine di aiutare i fotografi nella selezione del filtro più adatto alle loro esigenze, i filtri sono organizzati in 11 serie (es.: esposizione, correzione colore, effetti di viraggio…) che permettono effetti correttivi/creativi sull’intera immagine. Da apprezzare la possibilità di intervento su singole aree dell’immagine, grazie alla presenza di 23 pennelli correttivi preimpostati e comunque modificabili a piacimento. Tutti gli strumenti (filtri e pennelli) funzionano sia con il formato *.jpg sia con il formato *.raw.

Esempi delle potenzialità di questi plug-ins sono visibili ai seguenti link:

https://sleeklens.com/product/wedding-lightroom-presets/

 https://sleeklens.com/product-category/lightroom-presets/

 

Considerazioni

I presets sono facili da utilizzare, permettendo risultati interessanti anche a chi non è pratico di post-produzione e con un notevole risparmio di tempo. Risultati migliori nascono dalla combinazione di più filtri supportata da una visione personale da parte del fotografo.

Come fotografo matrimonialista presto molta attenzione allo sviluppo digitale dei miei scatti. La post-produzione è difatti una componente molto importante del processo fotografico, perchè consente di affiancare alla visione dello scatto la cura dell’immagine ed una propria creatività artistica, definendo quindi uno stile che mi distingue e mi caratterizza come autore . La bellezza dei filtri creativi sta nel dare al fotografo uno strumento in più per raggiungere il suo obiettivo e per potersi esprimere. Quello che credo sia importante sottolineare è proprio in questa parola: “esprimere”, cioè avere qualcosa da dire, avere un proprio racconto. Senza questa vena narrativa e senza una propria sensibilità artistica, qualsiasi filtro sarà come un semplice microfono che non darà mai voce a chi non è nato per fare il cantante.

Scegliere il fotografo

COME SCEGLIERE IL FOTOGRAFO DEL TUO MATRIMONIO

Gentile coppia di sposi,

in questo articolo troverete alcuni consigli e spunti di riflessione che Vi potranno aiutare nello scegliere a chi affidare la narrazione della Vostra giornata di Nozze. Ebbene sì, è arrivato il momento di scegliere il fotografo che Vi seguirà e renderà eterne le emozioni che vivrete nel Vostro giorno più bello. Avete avuto molta cura nello scegliere tutti i preparativi, i colori, gli elementi che contribuiranno a rendere unico il Vostro matrimonio, perchè in quei dettagli c’è un qualcosa che parla di Voi, che Vi descrive e Vi differenzia da tutti gli altri; ora è il momento di fare una scelta importante, pensata, perchè tutta quell’attenzione, quella cura che avete messo nel tratteggiare il Vostro giorno di matrimonio sia rispettata e valorizzata nel ricordo che seguirà.

0) P.IVA

Dovrebbe essere superfluo, ma è bene tenere presente che affidarsi ad un professionista serio è il miglior modo per avere delle garanzie. Realizzare un reportage di matrimonio non è per improvvisati. Ci sono molti aspetti da tenere in considerazione: tempi, imprevisti, pressioni… Un fotografo di matrimonio preparato deve avere doti di esperienza, sensibilità e capacità creativa anche nei momenti difficili. Occorre vivere dentro la fotografia di matrimonio ogni giorno ed avere attrezzature di livello che non ti mollino sul campo. Chi durante la settimana fa altro, per poi arrotondare con la fotografia di matrimonio, Vi sta esponendo inconsapevolmente (o no) a rischi eccessivi e non ponderati in cambio di un prezzo apparentemente di favore. Purtroppo non c’è soldo che potrà cambiare la rovina di un ricordo così unico.

1) VERIFICARE LO STILE

Per scegliere il fotografo del Vostro matrimonio, prima di ogni altra considerazione, dovrete verificare che le fotografie di quel fotografo Vi piacciano. AssicurateVi che sia lui l’artefice di quelle foto e chiedete di visionare più lavori completi. In tal modo potrete capire come il fotografo ha saputo gestire diverse situazioni e, soprattutto, eviterete le “furbate” di chi fa passare per foto sue quelle di terzi o scaricate/comprate da agenzie di stock (visitate anche la Pagina Facebook: “Fotografi che rubano le foto di altri”…). Ponete attenzione alle situazioni ed alle coppie mostrate: talvolta potreste essere attratti da scatti che non appartengono ad un “real wedding”, cioè ad un matrimonio vero, ma più semplicemente ad un workshop a tema. Soprattutto nelle fiere degli sposi, se uno stesso campionario Vi viene mostrato da più fotografi che millantano la paternità delle foto, avrete capito con chi avrete a che fare…

2) ASSICURATEVI CHE IL FOTOGRAFO SIA PRESENTE

Può suonare uno scherzo, ma non è così. Un professionista serio Vi garantirà per iscritto la sua presenza nel giorno del Vostro matrimonio. E’ una questione di onestà professionale. Se avete scelto quel fotografo per le sue fotografie, per il suo modo di raccontare una storia, allora avete scelto lui e non un paio di suoi amici fotoamatori che giocheranno (su di Voi) a fare i fotografi per un pranzo ed una mancia a fine giornata. Quindi fateVi mettere per iscritto chi seguirà il Vostro matrimonio. Se il fotografo di punta non è disponibile, fatevelo dire fin da subito e chiedete di visionare i lavori della persona che Vi seguirà; un incontro conoscitivo preliminare sarebbe opportuno. Eviterete nel giorno delle Vostre nozze la spiacevole sorpresa di trovarVi uno sconosciuto di cui non sapete nemmeno come scatta. Ricordate che il prezzo del servizio è anche una cartina tornasole: due/tre fotografi professionisti non possono costare meno di un fotografo professionista.

3) ORARIO DI LAVORO

Chiedete fino a che ora il fotografo coprirà l’evento. Nel caso di servizi “Ad Evento” è sempre meglio precisarne il significato. Equivoci possono insorgere laddove il costo del servizio copre fino ad una certa ora (es. 9 ore), il fotografo dà la sua disponibilità illimitata nel senso che se deve fermarsi ulteriormente lo fa, ma applicando una tariffa oraria per le ore di servizio eccedenti. Quindi sempre meglio chiarire in un contratto l’orario di lavoro.

4) SCATTI ILLIMITATI O NO

La qualità di un servizio fotografico non la fa la quantità di scatti, ma l’abilità del fotografo. Un professionista serio è in grado di fornirVi sempre di una provinatura utile, più o meno estesa, che racconti la Vostra giornata. E’ quindi normale che un professionista faccia una prima scrematura di quanto prodotto, al fine di aiutare gli sposi a fare la loro scelta. E’ inutile e fuorviante consegnare 3000/4000 fotografie se poi si lascia alla coppia l’onere di scremare e scegliere fra scatti buoni e scatti meno buoni. Non accettate chi vi applica un sovrapprezzo sul numero degli scatti durante la giornata delle Nozze: portare con sè un numero utile e necessario di schede di memoria dovrebbe essere l’ ABC per ogni fotografo.

5) POST-PRODUZIONE PROFESSIONALE

Sebbene il digitale abbia dato l’illusione che le fotografie siano fatte dalla macchina, il processo fotografico si compone sempre di idea, scatto e sviluppo. Una volta, ai tempi della pellicola, lo sviluppo in camera oscura era dato per scontato. Oggi si sviluppa ancora, ma in “camera chiara” ovvero al computer. Le immagini sono quindi post-prodotte, cioè sviluppate al computer. Scegliere il fotografo per il Vostro matrimonio, significa anche capire come si esegue una post-produzione professionale. Non tutti i fotografi fanno post-produzione in maniera professionale: alcuni lasciano che sia la semplice macchina fotografica ad interpretare colore/contrasto/luminosità… e scattano in *jpg. Altri scattano in *jpg o nel formato Raw (grezzo) e poi post-producono avvalendosi di azioni preimpostate. Pochi fotografi fanno una post-produzione professionale, ricercata e curata nel dettaglio. In questo caso occorrono competenze specialistiche e strumenti dedicati, al fine di avere il massimo controllo sull’estetica finale dell’immagine. La post-produzione professionale è difatti un processo che avvalora la firma del professionista, perchè, attraverso un processo tecnico e creativo, le Vostre fotografie acquisiranno un’ estetica di alto livello. E’ ovvio che chi dedica una maggior cura nella preparazione delle foto, ha anche tempi di consegna più lunghi e costi maggiori, ma il risultato appaga l’attesa. Chiedete se ed in quale misura il lavoro di post-produzione è compreso nel costo del servizio. Farsi mostrare diversi esempi di foto prima e dopo la post-produzione, chiedere il perchè di talune scelte grafiche Vi permetterà di discernere il livello di preparazione del fotografo.

6) ALBUM/FOTOLIBRO

Qualunque sia la Vostra preferenza in questo ambito, fateVi mostrare alcuni campionari, per poter toccare con mano le differenze. Premesso che tutti Vi offriranno la massima qualità, non abbiate paura a chiedere al fotografo di illustrarVi le qualità e le garanzie dei suoi prodotti. Sono molte le componenti che differenziano un prodotto da un altro: qualità dei materiali, grado di personalizzazione, corredi… un bravo professionista saprà consigliarVi e spiegarVi tutte le caratteristiche salienti dei suoi prodotti. Attenzione alle contraffazioni! I marchi più blasonati sono costantemente copiati/contraffatti da terzi che, rinunciando alla qualità, puntano tutto sull’abbattimento del prezzo. Un album/fotolibro deve essere fatto per durare e la vera qualità ha sempre un suo prezzo. Dietro a prezzi stracciati, ci sono pagine che si stracciano e colori che sbiadiscono irreversibilmente come la bellezza dei ricordi che perderete. Investire adesso significa non buttare via dopo…

7) IMPAGINAZIONE

Se chiedessimo a ciascuno di noi di raccontare la storia di “Cappuccetto Rosso”, ne uscirebbero versioni differenti. Questo perchè ognuno ha il suo modo di raccontare, anche quando il copione gli è stato fornito. La stessa cosa dicasi per la capacità di raccontare il giorno delle Vostre Nozze attraverso l’impaginato. Fatevi mostrare diversi impaginati realizzati per matrimoni reali, così potrete ponderare la capacità narrativa di quel fotografo.  Chiedete sempre quante pagine (1 pagina = 1 facciata) e quante fotografie sono a preventivo e cosa comporta l’aggiunta di più pagine/fotografie. Sarebbe un peccato scoprire a cose fatte che in 40 pagine ci sarebbero state bene solo 40/50 fotografie, perchè le 100 concordate sono diventate delle figurine… Ci sono fotografi a cui piace sovraffollare le pagine di immagini e fotografi che seguono uno stile narrativo più fluido e scorrevole. E’ una questione di stile e gusto personale, ma dovrete comprenderla e ponderarla.

 8) PREZZO DEL SERVIZIO

Il prezzo del servizio è dato da diverse componenti e da alcune variabili. E’ importante capire che non state semplicemente acquistando un prodotto come tanti, bensì un servizio. In questo ci sono elementi che variano da fotografo a fotografo. Quando scegliete un fotografo, in realtà gli state donando la Vostra fiducia. E‘ un valore emotivo di grande spessore che deve essere compreso e ricambiato con sincera affidabilità. Il fotografo che si dedica con passione al suo lavoro, Vi ricompenserà con la sua dedizione, con l’attenzione nel consigliarVi nel migliore dei modi, con la cura nel consegnarVi un lavoro pensato per Voi e rifinito a dovere. Quindi cercate sempre di avere un incontro senza impegno, per capire prima di tutto la persona, le sue qualità empatiche e le sue competenze. Dovrà essere una presenza rassicurante, capace e mai invasiva. Se ci pensate bene, il fotografo è l’unico professionista che Vi starà vicino durante l’intera giornata di nozze… il suo lavoro custodirà le Vostre emozioni, per sempre. Il prezzo è importante, ma valutatelo a 360 gradi: mentre troverete sempre chi è disposto a barrare una cifra inferiore, non troverete facilmente chi uscirà sotto la pioggia, troverà soluzioni impossibili, scatterà col cuore contro ogni evento imprevisto… e tutto questo per un’unica parola: Voi.

Soprattutto diffidate da chi, professionista o no, gioca al ribasso sul preventivo altrui: in tal caso siete di fronte ad una persona che non sa dare valore al proprio lavoro, figuriamoci alla Vostra giornata…

TI STAI PER SPOSARE?

Vai alla pagina CONTACTS (clicca) e fissa un appuntamento in Studio.

Nel frattempo puoi leggere la mia presentazione quì: http://www.fulviovilla.com/fulvio-villa/

Inoltre puoi trovare numerose recensioni che mi riguardano quì e che mi sono valse il Wedding Award 2015, 2016 e 2017: RECENSIONI MATRIMONIO.COM

Oppure puoi leggere l’intervista che ho rilasciato alla redazione di MyWed: INTERVISTA e l’intervista che ho rilasciato alla redazione di ProntoPro: INTERVISTA

Mi trovi anche su Facebook e su Google Maps, impostando “Fulvio Villa Photographer” nel campo di ricerca.

Fotografare con il flash

FOTOGRAFARE CON IL FLASH

Nella vita di ogni fotografo, prima o poi, arriva il momento di acquistare un flash. Sì, lo so: ai più snob piace di più il termine “lampeggiatore”, ma “flash” è più intuitivo e non vorrei che qualcuno cominci a parlare di abbaglianti/anabbaglianti in preda al delirio più totale. :) Tra l’altro, a proposito di termini appropriati e non, qualcuno mi sa dire perchè sugli aerei di linea il comandante parla sempre di “aeromobile”? Chiamarlo “aereo” o “aeroplano” fa brutto ? Fotografare con il flash significa aprirsi un mondo di possibilità tecniche e creative e fare “cose che voi umani non potete neanche immaginare” (cit. Blade Runner).Tuttavia la fotografia con il flash ha delle proprie regole ed il primo passo da fare è capire quali siano le regole principali dell’ esposizione con la luce del flash. Molti fotografi, amatori e professionisti, vi diranno che “la luce del flash rovina le foto”… quando ve lo sentirete dire, sappiate che in realtà la traduzione del messaggio è: “non so usare il flash !” :D

Fotografare con il flash

La prima regola per imparare a fotografare con il flash è che l’ esposizione con il flash è regolata solo dall’apertura del diaframma. Ok, ma come faccio a sapere quale diaframma utilizzare? Devo ricorrere alla seguente formula:

 (NG: f/) = d

dove:

NG = Numero Guida (gli anglosassoni usano la sigla GN, Guide Number). Il Numero Guida  è un indice della potenza di un flash portatile, riferito alla sensibilità di 100 ISO e, solitamente ad una lunghezza focale di 50 mm. Ne consegue che maggiore è il numero guida, maggiore è la potenza del flash.

f/ = Valore di diaframma.

d = distanza flash-soggetto. Se il flash fosse staccato dalla fotocamera, d è sempre e comunque la distanza che intercorre fra il flash ed il soggetto, non la distanza fra la macchina fotografica ed il soggetto.

Es.: Il mio Flash ha un NG pari a 38. Voglio fotografare con il flash una modella e, per tenere lo sfondo sfocato, voglio utilizzare un diaframma aperto a f/4. A che distanza posizionerò il mio flash? Risposta: (38/4) = 9,5 metri, avendo impostato 100 ISO

Fin quì tutto ok. Ma come faccio a valutare l’esposizione se volessi lavorare ad Iso 800 ed utilizzare un diaframma pari a f/11? Devo innanzitutto contare quanti STOP ci sono fra ISO 100 e gli ISO che voglio utilizzare; poi utilizzo la scala nominale dei diaframmi come regolo, ovvero mi sposto di tanti stop quanti quelli che ho contato e moltiplico il NG per il valore trovato. Quindi, considerando 800 Iso: da 100 a 800 ISO ho 3 Stop. Utilizzando la scala dei diaframmi (f/ 1, 1.4, 2, 2.8, 4, 5.6, 8, 11, 16, 22, 32) mi sposto di tre stop, ovvero da f/1 arrivo a f/2.8 Ne consegue che il nuovo NG sarà = (38*2.8) = 106,4

Per cui: (106,4 / 11) = 9,6 metri, avendo impostato 800 ISO

Tutti i flash hanno una loro tabella di riferimento che indica come varia il NG al variare della potenza impostata e/o della lunghezza focale. Ad esempio:

Tabella esposizione flash

Dalla precedente tabella, si nota come aumentando la lunghezza focale della parabola del flash, aumento la sua potenza; difatti il Numero Guida sale di valore. Questo perché una focale più lunga impone un raggio luminoso più ristretto e, di conseguenza, la luce emessa si disperde meno.

Modalità Flash

Ok, ok, ok… ma come fanno i fotografi a fotografare con il flash in tutte quelle situazioni in cui la distanza flash e soggetto varia di continuo?

Il trucco sta nello scegliere la giusta modalità con cui far lavorare il flash.

Ci sono almeno tre modalità differenti:

  • Manuale;
  • Automatico;
  • TTL.

Flash Manuale (Manual Flash)

Il flash emette sempre un lampo alla massima potenza impostata. Utile quando si ha un soggetto che mantiene sempre la stessa distanza dal flash (fotografia di oggetti, ritrattistica statica).

La potenza del flash può essere anche ridotta manualmente a 1/2, 1/4, 1/8…. (ogni volta che dimezzo la potenza del flash, perdo uno Stop di luminosità). Sul flash devo impostare manualmente anche il valore di diaframma e gli ISO. Lavorando in modalità totalmente manuale, potrei impostare un valore di diaframma (f/) sul flash diverso da quello che ho sulla fotocamera; lo stesso dicasi per il valore degli ISO. E cosa succede? La risposta è nelle seguenti regolate:

A) Se chiudo di N Stop il diaframma del flash, rispetto a quello della fotocamera, allora sto aumentando di N Stop l’esposizione con il flash. Esempio: se sto ritraendo una persona ed imposto f/5.6 sulla fotocamera, ma regolo il flash su f/8, allora il soggetto ritratto riceverà + 1 Stop di luce.

B) Se aumento di N Stop gli ISO sul flash, rispetto alla fotocamera, allora sto diminuendo di N Stop l’esposizione con il flash. Esempio: se sul flash ho impostato ISO 400 e sulla fotocamera ISO 200, allora il soggetto ritratto riceverà -1 Stop di luce (a parità di diaframma utilizzato).

Flash in Automatico (Automatic Flash)

Il flash dispone di una propria fotocellula sensibile alla luce che emette. La fotocellula blocca l’emissione del lampo, quando rileva la corretta esposizione. In questo caso il flash, a seconda del diaframma impostato, indica un intervallo di confidenza (distanza minima e distanza massima) entro il quale aspettarsi risultati attendibili. Utile nelle situazioni dinamiche, anche se si possono originare degli errori di interpretazione, dato che ciò che rileva la fotocellula del flash potrebbe non corrispondere esattamente a ciò che rileva l’obiettivo della fotocamera.

Flash in TTL (TTL Flash)

La rilevazione dell’emissione luminosa ed il suo arresto, avviene tramite l’esposimetro incorporato nella fotocamera. In altre parole, flash e fotocamera vedono la stessa scena, attraverso le lenti dell’obiettivo (TTL = Through the Lens). Anche in questo caso il flash indicherà un intervallo di confidenza. Dato che il flash “dialoga” con la fotocamera, i valori di diaframma, ISO e focale, sono aggiornati di continuo con ciò che imposto sulla fotocamera. Utile in tutte le situazioni dinamiche ed anche statiche, sebbene in questo caso sia meno preciso della modalità manuale.

Curiosità: esistono diverse modalità in cui il flash è in grado di lavorare in TTL; tuttavia la loro trattazione esula dagli intenti di questo tutorial.

Il tempo nell’esposizione con il flash

Ma se l’esposizione per il flash è regolata solo dal valore di diaframma, allora il tempo di esposizione che ruolo ha? Semplice, il tempo di esposizione regola la luminosità dello sfondo.

Supponiamo di voler ritrarre una modella che è in una zona d’ombra. Al fine di dare luminosità al suo viso e bilanciare l’esposizione per lo sfondo, potrei scegliere di fotografare con il flash. Supponiamo ancora di valutare l’esposizione in luce naturale per lo sfondo e di avere i seguenti valori: (1/125 sec; f/4) ISO 100

esposizione sfondo

 

  • Se imposto f/4 e tempo 1/125 sec, avrò miscelato ben bene la luce artificiale (flash) con quella ambiente.
  • Se imposto f/4 e tempo 1/45 sec, il soggetto sarà correttamente esposto a f/4, tuttavia lo sfondo riceverà uno stop e mezzo di luce in più (da 1/125 a 1/45 sec). Grazie a questa tecnica, posso ridare luminosità a sfondi bui (si parla anche di slow sync, soprattutto per tempi lunghi di esposizione). Ad esempio, se sto fotografando all’interno di una stanza, posso aumentare il tempo di esposizione fino ad avere lo sfondo ben illuminato ed evitare quell’effetto “sfondo buio” tipico di molte immagini scattate col flash. Bisogna però prestare attenzione che un tempo di scatto lungo, implica alcuni accorgimenti per non incorrere in fenomeni di mosso o micromosso.
  • Se imposto f/4 e 1/250 sec, il soggetto sarà correttamente esposto a f/4, tuttavia lo sfondo sarà più scuro di uno stop (da 1/125 a 1/250 sec). Oppure… potrò essere nei guai! Il motivo? E’ nel prossimo paragrafo…

Il valore di sincronizzazione (syncro flash).

Tutte le macchine fotografiche hanno un limite entro il quale il flash può lavorare. E’ il valore di syncro (tempo di sincronizzazione) che, nella maggior parte dei casi arriva fino a 1/125 sec. Se si scatta con tempi più rapidi (es. 1/500 sec), una parte dell’immagine risulterà buia, perchè la seconda tendina dell’otturatore è partita mentre il flash ha lampeggiato.

Se, rileggendo la frase precedente, vi sta venendo il mal di testa, sappiate che dovete solo impostare un valore di tempo che non superi quello di sincronizzazione.

Ma allora come si fa a superare la soglia del tempo di sincronizzazione?

La risposta è in una funzione che alcuni flash hanno e che si chiama sincronizzazione veloce (high speed flash; fast play). In questo caso il flash emette una serie di brevissimi lampi che vanno a intercalarsi al movimento della prima e seconda tendina, esponendo tutto il fotogramma. Qualcuno chiami un’ambulanza!

In sostanza la sincronizzazione veloce del flash, ci permette di utilizzare il flash anche quando fuori c’è un sole che spacca le pietre, scegliendo perfino diaframmi aperti. Il rovescio della medaglia è che il flash, in questa modalità, consuma parecchio energia, per cui portatevi dietro un po’ di pile di riserva.

 

Vuoi approfondire l’argomento o imparare ad utilizzare al meglio la tua attrezzatura fotografica? Segui i nostri corsi/workshops didattici oppure richiedi un personal tutor.  

 

Lighting diagram

COME CREARE UN LIGHTING DIAGRAM

Un “LIGHTING DIAGRAM” è semplicemente uno schema che ripropone il set di luci utilizzato per una data immagine. In pratica si tratta di disegnare lo schema di illuminazione utilizzato, per poterlo poi avere come riferimento futuro. Che voi siate dei novelli fotoamatori, oppure dei professionisti affermati, i lighting diagrams delle immagini pubblicate sono uno strumento molto utile per capire come è stato organizzato il set di luci e quali scelte sono state fatte in termini di modificatori di luce (softbox, strip box, beauty dish, griglie…).

LIGHTING DIAGRAMS dalla penna…

Soprattutto quando si stanno studiando nuove soluzioni di illuminazione per un dato soggetto o per un dato contesto, il miglior assistente di sala è rappresentato da un proprio bloc-notes e da una penna. Oltre a non disturbare e a rimanere in silenzio :) , il bloc-notes ci permetterà di annotare tutto il necessario per poter capire cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato in un set di luce. Per far questo, bisogna annotarsi alcuni utili riferimenti:

- tipo e numero di luci utilizzate (luce ambiente, flash a slitta, monotorce…);

- disposizione delle luci;

- potenza impostata su ciascuna luce;

- modificatori di luce utilizzati;

- direzione del fascio luminoso;

- posizione della modella e suo orientamento in relazione alla macchina fotografica;

- dati di scatto (tempo, diaframma, Iso);

- utilizzo di eventuali accessori.

… al Computer.

Nell’era del “tutto attorno a te!”, potreste avere la necessità di inviare una fotografia corredata dal proprio lighting diagram ad un amico, ad una redazione, oppure potreste volerla postare su un proprio blog. Ecco allora una serie di tools che vi verranno in aiuto per creare un diagramma di illuminazione con il proprio computer.

A) Lighting Diagram Creator

Uno dei programmi online più utilizzati. Ha una licenza free (nessun costo) per utilizzi privati, mentre implica una fee (tassa), qualora lo si volesse utilizzare per fini commerciali. Dispone di un’ampia scelta di luci ed accessori, permette il salvataggio di un file *.png oppure *.jpg. Lo trovate al seguente link: www.lightingdiagrams.com

B) Lighting Diagram

Programma presente ed utilizzabile online. Come il precedente, ha una licenza  free per impieghi privati, mentre richiede il pagamento di una licenza in caso di utilizzi commerciali. Molto bello, grazie ad un database di oggetti ben disegnati ed alla possibilità di associare direttamente la fotografia scattata con quel dato schema di luce. Lo trovate al seguente link: www.lightingdiagram.com

C) Sylights

Disponibile online, ha anche una versione per iPad. Licenza di utilizzo libera per impieghi privati, mentre in caso di progetti commerciali bisogna fare riferimento al Team degli sviluppatori, contattando olivier.lance@sylights.com  Pur essendo un buono strumento, personalmente trovo che abbia un’interfaccia meno intuitiva rispetto ai precedenti. Lo trovate al seguente link: www.sylights.com

LIGHTING DIAGRAMS PER PHOTOSHOP

Infine eccovi due siti dove potrete scaricare del materiale da utilizzare con Adobe Photoshop.

D) Kevin Kertz’s Diagram Set

Un pacchetto di simboli pronto all’uso in Photoshop, sotto forma di Livelli. La licenza è solo strettamente per fini personali ed è vietata la pubblicazione dei propri lavori in qualsiasi caso. Utile per crearsi un proprio archivio di schemi di luce. Lo potete scaricare al seguente link: www.kevinkertz.com

E) GPL Lighting Symbols

Galleria di simboli utilizzabili con Adobe Photoshop e Adobe Photoshop Elements. La potette trovare andando al sito www.fotopraxis.net e digitando “lighting symbols” nel campo di ricerca.

 

Vuoi approfondire l’argomento o imparare ad utilizzare al meglio la tua attrezzatura fotografica? Segui i nostri corsi/workshops didattici oppure richiedi un personal tutor.

Fotografare le ombre

FOTOGRAFARE LE OMBRE

Giochi d’ombra in fotografia

In fotografia le ombre sono un elemento grafico molto interessante per creare immagini curiose o dare maggior enfasi alla composizione. Fotografare le ombre richiede un po’ di attenzione nell’inquadratura e, soprattutto, occorre sapere qualche piccola regola per poter trovare e/o creare con l’ausilio di un flash le ombre dove e come le desideriamo.

Fotografare le ombre: ombra dura e ombra morbida

Beh, in genere si parla di luce dura e luce morbida, ma visto che questo tutorial è sulle ombre ho voluto essere galante ! :)

Le caratteristiche della luce sono varie: intensità, direzione, temperatura di colore (potevo dire semplicemente “colore”, ma ammettetelo: “temperatura di colore” ti rende un professionista a priori…) e durezza, ovvero quanto contrasto produce. In altre parole  una luce che crea un forte contrasto produce ombre piuttosto scure (luce dura), mentre una luce che crea un contrasto minore produce ombre più aperte (luce morbida).

Ora, più una fonte luminosa è piccola e lontana dal soggetto e più la sua luce risulterà dura. Più una fonte luminosa è grande e vicina al soggetto e più sarà morbida.

LUCE DURA

ESEMPIO LUCE DURA

In sala pose, posizionando un flash lontano dal soggetto si ottiene una luce dura. Notate come l’ombra che si viene a creare si presenti piuttosto definita e scura.

 

 

 

 

 

 

 

 

LUCE MORBIDA

ESEMPIO LUCE MORBIDA

Avvicinando la lampada al soggetto e munendola di un largo softbox, modifichiamo anche la luce che, adesso, risulta essere più morbida ed avvolgente. Si noti l’ombra più chiara e dai bordi meno definiti.

Se si dovesse utilizzare un modificatore di luce ancora più grande (es. un softbox da 2 metri di diametro), allora l’ombra sarebbe così chiara e poco definita da essere appena percepita.

 

 

 

 

 

Ombra larga e ombra stretta

Un’altra cosa da sapere per fotografare le ombre è che l’ombra può anche essere larga oppure stretta, a seconda delle distanze in gioco fra luce-soggetto e soggetto-sfondo.

Proviamo a definire AB = distanza luce-soggetto; BC = distanza soggetto-sfondo.

 

OMBRA LARGA

OMBRA LARGA

AB < BC

 

 

 

 

 

 

 

 

OMBRA STRETTA

OMBRA STRETTA

AB > BC

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CURIOSITA’: Avvalendoci di una sala pose attrezzata, possiamo sfruttare delle gelatine colorate davanti ai flash per colorare le ombre sullo sfondo!

NOTASI: le immagini virtuali presentate sono state realizzate con il software Photo Light Pro (www.photolightpro.net)

Vuoi approfondire l’argomento o imparare ad utilizzare al meglio la tua attrezzatura fotografica? Segui i nostri corsi/workshops didattici oppure richiedi un personal tutor.   

 

  • Pubblicazione Digital Camera 130
  • Come fotografare Fotografare gli animali
  • Foto animali zoo
  • Fotografare parchi faunistici

FOTOGRAFARE GLI ANIMALI ALLO ZOO

Fotografare gli animali nei Parchi Faunistici

Il primo problema che si incontra nel voler fotografare gli animali è: “dove trovare gli animali da fotografare”. La Fotografia Naturalistica è qualcosa di meraviglioso, perchè permette al fotografo un contatto unico con i suoi soggetti, è qualcosa di intimo e di speciale, ma che richiede una grande conoscenza dell’animale e dell’ambiente in cui vive. Inoltre, cosa da non sottovalutare, se sognamo l’Africa, ma viviamo in Italia, le possibilità di frequentare un safari fotografico non sono sempre a portata di mano.  Ecco che i Parchi Faunistici, gli Zoo ed i Rettilari possono essere un’occasione per fotografare gli animali in tutta sicurezza ed anche vicino a casa.

Alcuni consigli per fotografare gli animali in cattività

Sembrerà strano, ma molti degli errori più comuni che fanno perdere interesse ad una fotografia di animali in cattività riguardano la composizione fotografica e non le finezze tecniche della fotocamera. Difatti in qualsiasi parco faunistico, uno degli aspetti che dobbiamo tenere presente riguarda lo sfondo. Recinzioni, sbarre e paletti fanno capolino da dietro il nostro bel leone, così come abbeveratoi e ammassi di fieno si possono notare al fianco della nostra gazzella. Morale: “non importa che tu stia fotografando un leone o una gazzella, l’importante è isolarlo dallo sfondo“.

Per far questo può essere utile ricorrere a dei teleobiettivi, anche moderati (lunghezza focale 85mm – 200mm), che, restringendo l’angolo di campo (area inquadrata), ci permettano di ritrarre il nostro animale liberandolo idealmente dalle costrizioni della gabbia. Per evitare di includere le sbarre o le reti che ci separano dal soggetto, si possono seguire due strategie. La prima: mettere l’obiettivo fra una sbarra e l’altra (evitare i carnivori!!!). La seconda, più pratica e tecnica, consiste nell’utilizzare un teleobiettivo (con lunghezza focale di almeno 200mm) con la massima apertura di diaframma consentita. Così facendo si ridurrà la profondità di campo e le recinzioni spariranno nello sfocato delle zone fuori fuoco. Se avete quindi in programma di fare una visita ad uno zoo, portatevi uno zoom che copra le focali moderatamente lunghe (es.:  Zoom 70-300mm f/3.5-5.6; oppure Zoom 70-200mm f/2.8) per isolare il soggetto e, come seconda scelta, portatevi un obiettivo normale (50mm per reflex full frame, cioè a pieno formato; 35mm per reflex APS, ovvero a sensore ridotto) per foto più generiche.

Diaframmi, tempi di scatto e sensibilità per fotografare gli animali

Possiamo lavorare in modalità Manuale o a Priorità Diaframmi ed impostare il diaframma più aperto (come suggerito sopra). Se il problema delle recinzioni non sussiste (come negli zoo safari), si possono considerare diaframmi molto aperti (es: f/2.8, f/3.5) per animali grossi (mammiferi), diaframmi relativamente aperti (f/5.6) per animali delle dimensioni di un’anatra o un gatto ed infine diaframmi medio-chiusi (f/8, f/11) per piccoli animali (uccellini, piccoli roditori…).

Una volta scelto il diaframma di lavoro, controllate la velocità di scatto. Se i vostri animali sono fermi o stanno sonnecchiando, potete scattare anche con un tempo di 1/60 sec o 1/30 sec, facendo attenzione a non ricadere in fenomeni di micromosso. In tal caso dovete usare un tempo più rapido. Diciamo che tempi di sicurezza si assestano su 1/125 sec o 1/250 sec. Alzate quindi la sensibilità del sensore, intervenendo sul valore degli ISO quel tanto che basta per raggiungere la velocità desiderata.

Per quanto riguarda il punto di messa a fuoco, non dovete avere dubbi: mettete a fuoco sugli occhi.

Quando fotografare gli animali

Per fotografare gli animali sarebbe meglio evitare le ore centrali della giornata, perchè il sole alto crea ombre dure ed antiestetiche. Cercate di arrivare presso il Parco Faunistico appena apre i cancelli; in genere si tratta di un orario tra le 8:30 e le 9:00 del mattino. Sfruttate quindi le prime ore della mattinata, per giocare con i riflessi della luce di taglio che illumina le pellicce e le livree. Se il parco ospita degli esemplari di avvoltoio o di altri volatili di grosse dimensioni, potrete fotografarli mentre se ne stanno appollaiati con le ali spiegate ad accogliere il tepore dei raggi mattutini. Spesso gli animali se ne stanno fermi a guardarvi pigramente… teneteli d’occhio e scattate quando fanno qualcosa: interagiscono fra di loro, oppure sbadigliano (i felini, sbadigliando, mostrano la loro dentatura impressionante).  Infine, approfittate del tardo pomeriggio per ritrarre gli animali nella luce calda del sole che tramonta.

Alcune location per safari fotografici

SAFARI PARK (www.safaripark.it): situato a Varallo Pombia (NO), è un Parco Faunistico molto interessante per la possibilità di percorrere con la propria autovettura un vero safari in automobile all’interno di un percorso che si snoda fra zebre, giraffe, gazzelle, gnu, rinoceronti, leoni, tigri… All’interno del Parco ci sono un Acquario ed un Rettilario dove è possibile ammirare specie esotiche ed autoctone. Aree a tema (Far West), spettacoli e giochi faranno la felicità dei vostri bambini.

LA TORBIERA (www.latorbiera.it): il Parco Faunistico “La Torbiera” si trova ad Agrate Conturbia (NO), e si sviluppa attorno ad un grande stagno (la torbiera, appunto) dove svernano numerose specie di uccelli acquatici, anatidi, trampolieri, pellicani… Lungo il percorso sono presenti gabbie e recinzioni che permettono ai visitatori di osservare tigri, gibboni, panda minore… Benchè il Parco non offra molto per i più piccini, vale la visita per il passaggio all’interno del recinto dei daini e per la grande recinzione che ospita un branco di Lupi europei. Per gli amanti del birdwatching e per chi può permettersi ottiche costose, un appostamento con treppiede sull’argine della torbiera può offrire interessanti opportunità fotografiche.

LE CORNELLE (www.lecornelle.it): forse è il Parco Faunistico più facile da affrontare dal punto di vista fotografico. Gabbie e recinzioni sono molto vicine ai percorsi pedonali, offrendo la possibilità di fermarsi con calma, montare eventualmente un treppiede e comporre bene l’inquadratura.  Consigliabile anche per gite con la famiglia, dato che presenta aree di intrattenimento per i più piccini. Il Parco si trova a Valbrembo (BG)

OASI DI SANT’ALESSIO (www.oasisantalessio.org): situata nei pressi di Pavia (Sant’Alessio con Vialone – PV), l’Oasi sviluppa diversi percorsi che portano alla visione di numerose specie di uccelli (falchi, gufi, anatidi, trampolieri, turachi…) e ad alcuni mammiferi (es. Ocelot, cavallo di Prszewalski, bradipo…). E’ inoltre presente una serra tropicale dove si involano colibrì e farfalle variopinte.

Curiosità

La mia fotografia del Lupo europeo che vedete in alto fra le immagini di questo tutorial è stata pubblicata sul numero 130 di Digital Camera (Sprea Ed.), rivista a tiratura nazionale dedicata al mondo della Fotografia Digitale. Se volete leggere come è stata scattata, potete cliccare sul seguente link: http://www.fotoinfuga.it/fotONE_Villa.html

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FOTOGRAFO RITRATTISTA

PRINCIPALI SCHEMI DI LUCE PER IL FOTOGRAFO RITRATTISTA

IL FOTOGRAFO RITRATTISTA E LA LUCE

Un buon fotografo ritrattista deve saper vedere ed utilizzare la luce, dosandola, modellandola e posizionandola con attenzione, al fine di ritrarre al meglio i suoi soggetti. Ogni viso racconta una storia e questa storia è celata fra i contorni, le rughe, le espressioni che rendono unica ciascuna persona. Spetta al fotografo ritrattista capire come dipingere e scolpire la storia dei suoi soggetti; le sue fotografie sono quadri dipinti con la luce. In questo tutorial di Fotografia prenderemo in esame i 5 schemi di luce più utilizzati nel ritratto fotografico, con la gentile collaborazione di Eva (la mia assistente in Studio) ;-)

DIAMO UN NOME AD OGNI LUCE

Uno schema di illuminazione può essere impostato con una sola luce oppure con più punti luce. A seconda della loro funzione, le luci possono distinguersi come segue.

LUCE PRINCIPALE (Main Light): come dice il nome, è la luce prioritaria, quella che ha il compito di evidenziare il soggetto. Detta anche LUCE CHIAVE, in genere è quella che sul set viene impostata con la maggior potenza, al fine di sovrastare le altre luci e di evitare doppie ombre.

LUCE DI SCHIARITA (Fill-in): il suo ruolo è quello di schiarire le ombre generate dalla luce principale, in modo tale da renderle meno drammatiche. Può essere creata utilizzando una secondo flash, oppure ricorrendo ad un pannello riflettente che, posizionato in maniera adeguata, sia in grado di riflettere appunto parte della luce principale, rimandandola indietro sul soggetto.

LUCE D’EFFETTO (Kick Light): come dice il nome, serve a creare un effetto scenico sul soggetto. Spesso è posizionata in zone piuttosto angolate, per creare sottili corridoi di luce che illuminano i profili del corpo (luce di taglio). Può essere anche utilizzata per dirigere l’attenzione dell’osservatore su un particolare del vestito o della scena inquadrata.

LUCE PER I CAPELLI (Hair Light): è una variante della luce d’effetto; il suo compito è quello di esaltare i volumi delle acconciature, oppure di permettere una miglior leggibilità della capigliatura nell’immagine finale.

LUCE DI SFONDO (Back Light): viene impiegata per illuminare lo sfondo, fondamentale se si hanno soggetti scuri su sfondi scuri.

Infine si può parlare anche di:

LUCE LARGA: è la luce che illumina la guancia prossimale del soggetto. Tende ad allargare il viso e, per questo, può essere utilizzata con soggetti molto magri oppure per dare maggior rotondità a visi allungati e/o troppo ovali.

LUCE STRETTA: va ad illuminare la guancia distale del soggetto. Ottima per sfinare un volto paffuto.

5 SCHEMI BASE PER IL FOTOGRAFO DI RITRATTO

Per questo tutorial, la luce principale è stata utilizzata senza alcuna luce di schiarita, per mostrare in maniera più marcata dove cadono le ombre sul volto della modella. E’ però stata aggiunta una luce d’effetto, che ha separato la modella dallo sfondo scuro.

1) LUCE FRONTALE

La luce principale si posiziona di fronte al soggetto e leggermente in alto. In questo modo si ottiene un rapporto di illuminazione pari a 1:1, ovvero su entrambi i lati del volto cade la stessa quantità di luce. Questo permette di appiattire eventuali imperfezioni della pelle, di schiarire le rughe e le orbite, ringiovanendo anche un viso di mezza età. Il rovescio della medaglia è che si tratta di uno schema di luce piuttosto piatto, la volumetria del volto viene annullata e, soprattutto con soggetti paffuti, si rischia di allargare ulteriormente il viso. Con soggetti femminili, aventi zigomi piuttosto alti e occhi non troppo infossati, si può alzare la luce ed inclinarla verso il basso. Si ottiene così uno schema di illuminazione detto “LUCE A FARFALLA” (Butterfly Light), riconoscibile per la caratteristica ombra che si crea sotto al naso e che richiama la sagoma di una piccola farfalla con le ali spiegate. Se utilizzata con un rapporto di illuminazione basso, questo schema conferisce un aspetto molto naturale e piacevole al soggetto.Questo schema è stato per parecchi anni impiegato anche dall’industria cinematografica, per questo viene anche definito LUCE CINEMATOGRAFICALUCE HOLLYWOODIANA.

 

 

 

 

LUCE LOOP

2) LUCE LOOP

La luce principale viene spostata lateralmente (a circa 45°) rispetto al soggetto e viene abbassata. Si forma così una piccola ansa (“loop“) in ombra sul lato del naso non illuminato direttamente. E’ uno degli schemi di luce più ricorrenti, ideale per ritrarre p

ersone con un volto regolare ed un buon ovale. I volumi del viso acquistano così maggior interesse, pur senza essere esasperati. Ottima sia per soggetti femminili, sia per soggetti maschili.

 

 

 

 

 

 

LUCE REMBRANDT

3) LUCE REMBRANDT

Prende il nome dal pittore di origini Olandesi Rembrandt Harmenszoon van Rijn che soleva ritrarre i suoi soggetti secondo questo schema di luce. Nello schema Rembrandt la luce principale è posta in posizione arretrata ed angolata rispetto al soggetto, in modo tale che si formi una caratteristica sagoma a triangolo rovesciato sulla guancia distale alla luce. E’ uno schema di illuminazione che conferisce un aspetto più intenso e drammatico al soggetto e, per questo, va impiegata con consapevolezza e cautela nel ritrarre soggetti femminili. Bellissima per soggetti maschili e per sfinare volti troppo larghi. Adatta a situazioni dal forte carico emozionale, è una luce d’atmosfera che tende ad evidenziare i lineamenti e le imperfezioni del viso. Ottima nelle interpretazioni intimistiche e nel low key.

 

 

 

 

 

LUCE BIPARTITA

4) LUCE BIPARTITA

In questo schema di illuminazione, la luce principale colpisce solo metà del volto. E’ una luce piuttosto drammatica che adduce un’aurea di mistero e profondità al soggetto ritratto. Può essere impiegata per sfinare un naso largo od un viso paffuto. L’ausilio di una luce di schiarita può essere necessario per nascondere eventuali irregolarità del volto.

 

 

 

 

 

 

 

LUCE DI PROFILO

5) LUCE DI PROFILO

E’ uno schema di luce che si crea facendo girare la testa al soggetto di circa 90° rispetto all’obiettivo della macchina fotografica e posizionando la luce principale di spalle, lateralmente al soggetto. Luce molto teatrale, scenica, trova il suo miglior impiego nell’evidenziare volti dai lineamenti eleganti . Per effetti meno drammatici, si può ricorrere ad una schiarita frontale, al fine di ridare leggibilità al viso.

 

 

 

 

 

 

 

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  • GESTIONE COLORE
  • MODELLO COLORE RGB e CMYK
  • SPAZIO COLORE CIE Lab
  • GAMUT Adobe (1998), sRGB

TEORIA DELLA GESTIONE COLORE

Con il termine “GESTIONE COLORE” si intende tutta una serie di interventi mirati ad avere un risultato prevedibile quando un file immagine passa da un supporto ad un altro (esempio: una fotografia viene vista su due schermi differenti, uno proprio e l’altro del PC di un amico o di un cliente), oppure quando si invia l’immagine ad una periferica di stampa e si vuole una correlazione il più possibile accurata fra ciò che vediamo sullo schermo del computer e ciò che otteniamo con la stampa finale.

Qualsiasi periferica di acquisizione (es.: reflex digitale, scanner) o di riproduzione (es.: stampante, proiettore) interpreta il colore alla sua maniera. E’ come se chiedessimo a quattro amici di dire di che colore sono i nostri jeans: qualcuno potrebbe dire “blu”, qualcun altro “blu scuro”, oppure “blu marine”, oppure ancora “blu cobalto”. Chi ha ragione? Probabilmente tutti e nessuno, ma se qualcuno volesse tingere un paio di pantaloni bianchi per renderli del colore dei miei jeans, sarebbe in difficoltà, perché dovrebbe scegliere un blu fra i quattro menzionati sopra. Introdurrebbe un’approssimazione e, nel far questo, rischierebbe di avere un paio di pantaloni di colore simile ai miei jeans, ma non identici. Serve quindi uno standard “blu jeans” che venga riproposto tale e quale nel passaparola.

L’ ICC (International Color Consortium)

Il problema del colore è talmente importante che nel 1993 è stato istituito un Consorzio Internazionale (International Color Consortium, ICC), al quale hanno aderito numerose aziende, operanti nel settore della grafica e della fotografia, con l’intento di creare uno standard (un linguaggio universale) che aiutasse a risolvere i problemi legati alla discrepanza dei colori nel passaggio da un software all’altro o da una periferica ad un’altra. Sono quindi nati i profili ICC che, per ciascuno strumento, dicono come quello strumento percepisce, mostra e trasmette un determinato colore.

I profili ICC sono dei files *.icc oppure *.icm, situati e/o importati nelle librerie dati del computer. Per gli utenti Windows, si possono trovare sotto: Windows > System32 > Spool > Drivers > Profiles. Oppure, per i profili di Adobe: C:> Program Files > Common Files > Adobe > Color > Profiles.

Per gli utenti Mac: Hard Drive > Library > ColorSync > Profiles. Oppure, per i profili di Adobe: Hard Drive > Library > Application Support > Adobe > Color > Profiles

I MODELLI COLORE

Ora, da un punto di vista tecnico, un colore viene definito numericamente attraverso i valori di 3-4 descrittori. Si parla di Modello Colore e, fra i principali, possiamo citare: il modello RGB (Red, Green, Blue) ed il modello CMYK (Cyano, Magenta, Yellow, blacK).

MODELLO COLORE RGB e CMYK

Il primo è utilizzato da dispositivi che possono emettere o catturare immagini basate sulla luce (fotocamere, scanner, proiettori, video…) ed è il modello su cui si basa la sintesi additiva: più luce viene emessa/catturata e più alti risulteranno i valori di R, G, B fino ad ottenere il colore bianco. Tutti i colori vengono ottenuti addizionando i valori dei tre canali primari. Il secondo modello è usato in ambito tipografico e prevede l’utilizzo di inchiostri C, M, Y, K per ottenere i diversi colori sulla carta (o su altro supporto). In questo caso, per ciascun canale, si applica una scala di riferimento che va da 0% (niente inchiostro) al 100% (inchiostro pieno); applicando il 100% dei canali C, M, Y, si dovrebbe ottiene un colore marrone molto scuro, quasi nero, ma non nero. E’ per questo che si è aggiunto il canale K, al fine di ottenere nella stampa il colore nero assoluto. Si parla di sintesi sottrattiva: i diversi colori vengono ottenuti bloccando (sottraendo) in parte o totalmente il potere riflettente degli altri colori.

GAMUT COLORE e PCS

Le variabili di un modello colore definiscono uno spazio colore, cioè uno spazio all’interno del quale ciascun colore può essere localizzato e definito per quel modello. Il limite di questo spazio colore prende il nome di GAMUT. Colori che cadono al di fuori del gamut, non sono riproducibili dallo strumento, pertanto necessitano di essere fatti rientrare attraverso opportune approssimazioni (lo vedremo a breve, quando parleremo di “CMM: Color Management Methods”).

Il gamut può essere dipendente dall’attrezzatura: poiché ciascuna attrezzatura ha un proprio spazio colore (più o meno esteso), si avrà una rappresentazione diversa di uno stesso colore. Esempio: lavorando in RGB, la mia fotocamera legge il blu dei miei jeans come (R68, G85, B119), ma se dovessi usare uno scanner per catturare il colore dei miei jeans, potrei avere dei valori diversi (R54, G70, B147). In altre parole, la fotocamera dice che il blu è un “blu cielo” e lo scanner dice che il blu è un “blu aviazione”. Infine, aprendo l’immagine dei miei jeans sullo schermo, quest’ultimo vedrebbe quel blu come (R26, G80, B131) e direbbe che i jeans sono “blu cobalto”.

Serve quindi un modo per tradurre in maniera affidabile le informazioni sul colore da uno strumento all’altro. Per fare questo serve un riferimento assoluto ovvero uno spazio colore indipendente dall’attrezzatura.

MODELLO COLORE CIE Lab

Questo riferimento assoluto è stato individuato già nel 1920 dalla CIE (Commission Internazionale d’Eclairage) che studiò la percezione del colore e definì il modello CIEXYZ, poi perfezionato nel 1970 nel modello LabXYZ. Il modello colore Lab descrive uno spazio colore molto ampio all’interno del quale ricadono tutti i colori percepiti dall’occhio umano. Questo spazio colore è definito da tre assi (x,y,z) che mappano i colori sfruttando tre variabili distinte: L (luminosità), a (parametro di colore che va dal blu al giallo), b (parametro di colore che va dal verde al magenta).

Grazie all’esistenza di uno spazio colore ampio ed indipendente dall’attrezzatura, i colori possono essere trasmessi da un dispositivo all’altro in maniera accurata, proprio perché il modello Lab si comporta da profilo di collegamento (PCS, Profile Connection Space).

In pratica: la fotocamera legge un colore e lo descrive secondo il suo profilo ICC; questa informazione viene tradotta nello spazio Lab (e quindi sganciata dalla specificità dello strumento di acquisizione) per poi essere convertita accuratamente nello spazio colore dello strumento finale, grazie al suo profilo ICC.  Facciamo un esempio ed immaginiamo di essere in due: un italiano (fotocamera) ed un tedesco (stampante). C’è solo un modo affinché i due interlocutori parlino e si capiscano: parlare una lingua comune. Supponiamo che entrambi conoscano anche l’Inglese oltre alla loro lingua natia, allora la lingua Inglese diventa il loro “profilo di collegamento”.

SPAZI DI LAVORO

Per facilitare ulteriormente il lavoro di gestione del colore, Adobe System ha introdotto degli spazi di lavoro, cioè dei profili ICC indipendenti (non specifici per alcuno strumento). Questi spazi di lavoro, dal più ristretto al più ampio, sono conosciuti come: sRGB (particolarmente indicato per le applicazioni web), Adobe RGB (1998) (utile per archiviare files e/o per inviarli ad una periferica di stampa generica), ProPhotoRGB (estremamente ampio, ma proprio per questo riservato ad un pubblico esperto). Riferirsi a uno di questi spazi colore standard aumenta la possibilità di fornire delle informazioni sul colore adatte ad essere processate accuratamente per diversi impieghi. Essendo comunque degli spazi colore ampi (gamut esteso) contengono al loro interno la maggior parte degli spazi colore provenienti dai profili ICC specifici per i vari strumenti (gamut limitato); inoltre, essendo standard, sono facilmente interpretabili da qualsiasi periferica attraverso un processo di conversione colore.

GAMUT Adobe (1998), sRGB

Un processo di conversione colore, detto anche metodo di gestione colore (CMM, Color Management Method), è una funzione che mappa i colori di uno spazio colore sorgente (definiti da una serie di numeri) e li trasla (li ri-mappa) nello spazio colore di destinazione.

Esistono diversi CMM, Adobe ne ha creato uno proprio: ACE (Adobe Color Engine) che è poi quello utilizzato da Photoshop, Illustrator, InDesign come motore di conversione colore.

INTENTI DI RENDERING

Ora, quando assegnamo un profilo ad un file immagine NON cambiamo i dati di quel file relativi al colore. Tant’è che possiamo riaprire il file ed assegnargli un altro profilo senza problemi. Invece quando convertiamo in uno spazio colore cambiamo i dati del file: i colori fuori gamut vengono eliminati (perdita di informazioni) oppure vengono fatti rientrare nel gamut grazie a degli intenti di rendering selezionabili fra:

1) Colorimetrico relativo: i colori fuori gamut vengono approssimati a quelli più simili presenti nel gamut. Il bianco dello spazio sorgente viene rapportato al bianco dello spazio di destinazione. Per cui se il bianco di destinazione dovesse essere, ad esempio, una carta fotografica di colore giallino, allora tutti i bianchi dell’immagine sarebbero riprodotti con la stessa tonalità giallina.

2) Colorimetrico assoluto: come il precedente, ad eccezione del fatto che qui è il bianco di destinazione ad essere rapportato al bianco sorgente. In pratica il bianco sorgente prevale su quello di destinazione.

3) Percettivo: questo intento cerca di mantenere inalterati i rapporti tonali all’interno di un’immagine. Per far questo, comprime i colori. Se non ci sono molti colori fuori gamut è un intento interessante soprattutto per chi si occupa di fotografia. Se invece ci sono molti colori fuori gamut è un metodo da evitare: la compressione dei colori considera anche quelli fuori gamut, quindi introduce uno slittamento (una deviazione dall’originale) molto marcata, con risultati imprevedibili.

4) Saturazione: è un intento che predilige la saturazione del colore rispetto alla sua tonalità. Quindi lavora cercando di restituire la maggior saturazione possibile, anche facendo slittare la tonalità di un colore. E’ un intento che ben si presta a soluzioni grafiche (es. loghi aziendali).

 

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  • Star trails

FOTOGRAFARE LE STRISCE STELLARI

Ci sono momenti in cui mi sdraio sul tetto del mondo e resto a guardare il cielo, la notte, le stelle.

Le stelle sono luminose e si muovono e tutto ciò che è luminoso e si muove impressiona, è il caso di dirlo, il sensore o la pellicola della nostra fotocamera di fiducia.

Cosa serve per fotografare la volta celeste

Fotografare le strisce stellari (star trails) può sembrare un esercizio difficile, ma con un po’ di attenzione i risultati non tarderanno a venire. Ciò che serve è un buon treppiede, uno scatto remoto e batterie cariche e, perché no, un bel soggetto fermo in primo piano (e quando dico “fermo” intendo che deve starsene immobile per almeno un paio d’ore).

Tecnica analogica per fotografare il movimento delle stelle

Se stessimo lavorando a pellicola, tutto ciò che dobbiamo fare è comporre l’inquadratura, mettere a fuoco su una stella (o impostare la messa a fuoco su “infinito”), impostare un diaframma relativamente aperto (f/2.8 – f/5.6), premere il pulsante di scatto in modalità T (Time: l’otturatore resta aperto fin tanto che non lo ripremiamo un’altra volta) ed aspettare almeno un paio d’ore affinché la pellicola venga impressionata dal movimento della volta celeste. Ah, dimenticavo: avete caricato il rullino? 100 o 200 ASA sono sufficienti.

Tecnica digitale per ottenere delle star trails

La ripresa in digitale, strano ma vero, è più problematica… Innanzitutto i sensori si surriscaldano con le lunghe esposizioni (alcuni entrano in blocco), poi non abbiamo più la posa “T”, ma gli ingegneri ci hanno dotato della posa “B” (Bulb: l’otturatore resta aperto fin tanto che teniamo premuto il pulsante di scatto. Meglio premunirsi di uno scatto remoto e di una molletta con cui bloccare il pulsante fino al momento del rilascio). Ecco quindi un vademecum su come procedere in loco.

Dalla reflex alle stelle, step by step

1) Inquadriamo con la macchina fotografica (tutta in manuale: esposizione e messa a fuoco) sul treppiede. Dato che si lavora al buio, può tornare utile una piccola torcia con la quale farsi luce per settare i controlli.

2) Impostare la messa a fuoco sull’obiettivo (usare un grandangolo permette di riprendere più cielo e, quindi, più strisce stellari) fermandosi poco prima del segno di infinito.

3) Per evitare sorprese, è consigliabile impostare manualmente il bilanciamento del bianco, scegliendo Tungsteno. In tal modo si introduce una dominante azzurro/blu che si addice alla notte.

4) Per questioni di spazio e di velocità in Post-produzione, scattiamo in modalità *.JPG settato alla massima qualità.

5) Per stabilire l’esposizione, alziamo dapprima gli ISO ed utilizziamo il valore di diaframma più aperto che l’obiettivo ci consente. Così possiamo fare uno scatto di prova sfruttando un tempo breve, per valutare se apportare delle correzioni. Quindi, con il sistema delle coppie equivalenti, impostiamo 30 sec e tariamo gli ISO ed il diaframma in modo tale da ottenere un buon compromesso fra un valore basso di ISO (200) ed un diaframma relativamente aperto (f/5.6). Questo perché:
- ISO bassi comportano un minor rumore di fondo;
- Diaframma relativamente aperto: cattura più luce, quindi c’è una maggior probabilità di ”catturare” più stelle;
- Tempo di 30 sec: è il limite consentito dalle fotocamere prima della Posa B. Utilizzando uno scatto remoto impostato in “Continuo” (e bloccando il pulsante con una molletta), si ottiene uno scatto ogni 30 sec. Con l’orologio al polso, attendiamo circa un’ora (totale 120 scatti).

6) Infine processiamo gli scatti con startrails.exe (software gratuito scaricabile da internet), che permette di costruire l’immagine finale, posizionando gli scatti su più livelli e riportando solo i pixels più luminosi di ciascun livello.

Ed ecco che il gioco è fatto!

Alcune curiosità

Noterete che ci sono tracce stellari di colore diverso, questo dipende dalla temperatura superficiale delle diverse stelle. Le stelle appartenenti all’emisfero boreale, sembrano ruotare attorno alla Stella Polare, che resta fissa ed indica il Nord (ndr.: in realtà le stelle sono ferme, ma il movimento della Terra attorno al proprio asse le fa sembrare in movimento). Se si posiziona l’inquadratura sulla Stella Polare, vedremo formarsi dei cerchi concentrici nella nostra immagine finale. Se non inquadriamo la Stella Polare, avremo delle tracce stellari che si muovono in due direzioni opposte: questo perché le stelle che appartengono all’emisfero australe (vediamo quelle più periferiche) ruotano in direzione opposta a quelle dell’emisfero boreale. Le linee dritte sono tracce stellari lasciate da stelle che si trovano all’equatore celeste.

Talvolta il cielo può assumere una colorazione rossastra, questo è dovuto all’inquinamento luminoso di fonti di illuminazione cittadina (es.: lampade a vapori di mercurio) che hanno una temperatura di colore diversa.

Infine, più tempo aspetterete e più le tracce stellari diverranno lunghe.

Come trovare la Stella Polare

Nel web ci sono numerosi siti su come orientarsi con le stelle. Fra i tanti può essere utile consultare il seguente video presente su Youtube:  L’osservazione del cielo: come individuare la Stella Polare

Oppure fare riferimento alla seguente pagina web:

http://it.wikibooks.org/wiki/Osservare_il_cielo/Imparare_gli_allineamenti

 

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  • Fotografare il cielo al tramonto
  • Tramonto sul mare
  • Foto silhoutte al tramonto

FOTOGRAFARE IL TRAMONTO

L’essenza del tramonto

Mi piace guardare il tramonto: è l’emblema dell’esistenza…Nel tramonto c’è la luce e c’è la tenebra, c’è il rosso della Passione ed il Nero del Mistero, ci sono contrasti forti e delicate sfumature, c’è un tempo troppo breve da cogliere in ogni suo istante e c’è pure un sole che muore, ma in realtà va a splendere altrove.

Il tramonto affascina e credo di non essere l’unico ad esserne ammaliato, tant’è che quasi tutti prima o poi fotograferanno un tramonto. Affinché i colori e la luminosità della scena venga correttamente trasposta in un’immagine, occorre adottare qualche piccolo trucco del mestiere.

Come regolare il bilanciamento del bianco

Un piccolo errore in cui si incappa spesso risiede nel bilanciamento del bianco, che viene lasciato scegliere in automatico dalla fotocamera. Dato che la luce del tramonto è ricca di tonalità rosso/arancio, l’automatismo della fotocamera lavorerà per compensare o, se volete, bilanciare al meglio quell’eccesso di colori caldi. Il risultato sarà una fotografia dai toni un po’ slavati. Se vogliamo mantenere tutta la bellezza di quelle sfumature rossastre, è meglio impostare WB (White Bilance) su “daylight” (luce diurna) prima di scattare le nostre fotografie. Per evitare di perdere brillantezza, conviene leggere l’esposizione su una parte del cielo che non includa il sole, per poi bloccare l’esposizione sui valori di tempo/diaframma così ottenuti e ricomporre l’inquadratura a nostro piacimento. Spesso i tramonti vengono valorizzati da una silhouette nera ben riconoscibile (come il profilo di una montagna, la sagoma di una motocicletta…) che aggiunge interesse visivo alla composizione.

Un treppiede per amico

Scattiamo con l’ausilio di un treppiede che, oltre ad evitare fenomeni di micromosso, ci aiuterà nella composizione dell’immagine.

 

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