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CORSO DI FOTOGRAFIA DIGITALE 2021 (Gerenzano – VA)

” NON UN CORSO BASE, MA UNA SOLIDA BASE PER TUTTI GLI AMANTI DELLA FOTOGRAFIA” [Fulvio Villa]

RIMANDATO CAUSA COVID19

Il Corso di Fotografia Digitale, organizzato da Fulvio Villa Photographer  in collaborazione con Ardea Onlus (www.parcoaironi.it), è uno dei corsi di fotografia più richiesti e seguiti nel circondario di Gerenzano (VA) e Saronno (VA) da diversi anni a questa parte.  Il corso è rivolto a tutti coloro che sono appassionati di fotografia o che si apprestano per la prima volta al mondo della fotografia e vorrebbero imparare ad utilizzare al meglio la propria fotocamera digitale (compatta o reflex). Con un approccio semplice ed immediato verranno spiegate le regole base della fotografia con luce naturale e mostrati esempi pratici della loro applicazione quotidiana: rendere l’acqua come seta, i tramonti più intensi, fotografare i fulmini o notturni urbani e tanti altri “trucchi del mestiere”. Ecco quindi che con qualche utile consiglio anche il principiante potrà ottenere immagini di impatto con la propria fotocamera digitale.  L’uscita fotografica si svolgerà presso il Parco degli Aironi (via Inglesina, Gerenzano – VA) che, per sua struttura, offre molte opportunità fotografiche e si presta a molteplici interpretazioni fotografiche (dalla fotografia naturalistica, alla ritrattistica, al reportage…).

Attraverso questo Corso di Fotografia Digitale imparerete a:

  • Capire le potenzialità dei file RAW e la flessibilità dei file *.JPG;
  • Imparare le regole fondamentali della Fotografia in luce naturale;
  • Valutare le scelte esposimetriche ed il bilanciamento del bianco;
  • Sfruttare le modalità di ripresa semi-automatiche e gestire la modalità Manuale, per il massimo controllo dello scatto finale;
  • Riconoscere le qualità della luce;
  • Scegliere gli obiettivi più adatti al tipo di ripresa;
  • Trasformare i limiti della propria attrezzatura in punti di forza;
  • Utilizzare le regole della composizione ed infrangerle all’occorrenza;
  • Trarre il massimo dalla propria attrezzatura fotografica.

LEGGI LE RECENSIONI di chi ha già seguito i corsi di Fulvio Villa Photographer: Recensioni Corsi Precedenti 

NOTE SUL RELATORE: Fulvio Villa è un fotografo professionista, ha conseguito due Master di Specializzazione (Fotoritocco e Fotografia di Moda). E’ uno dei pochissimi fotografi in Italia certificato da Leica come riferimento artistico nella fotografia di matrimonio. Ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello internazionale, fra i quali spiccano l’Honors of Excellence Silver Award 2020 e l’Honors of Excellence Bronze Award 2019 al WPE (Campionato Europeo di fotografia di matrimonio e ritratto) e un’Honarable Mention al Prowed International Wedding Photographers Contest. Nel 2015 i selezionatori di Strobox lo hanno inserito fra i migliori autori iscritti nella community. Collabora inoltre con riviste di fotografia, scrivendo articoli e/o tutorial di tecnica fotografica

FAI UN REGALO !!!

Per chi lo desiderasse, è possibile ricevere un voucher per regalare l’iscrizione ad amici, familiari e/o conoscenti. Un’idea per l’arrivo del Santo Natale o per qualche compleanno…

LOGISTICA

Numero lezioni totali: 7 serali + 1 uscita fotografica diurna (presso il Parco Degli Aironi).

Data inizio corso: 05 Febbraio 2021

Giorno di frequenza: Venerdì.

Orario: dalle 21.00 alle 23.00

Sede: Auditorium “G.Verdi”, via Manzoni 6, Gerenzano – VA (sopra la Biblioteca Comunale; comodo parcheggio nell’adiacente piazza del mercato, via Bellini). In caso di eventuali lockdown/restrizioni, le lezioni si svolgeranno online come didattica a distanza.

Quota iscrizione: € 130 (acconto € 50 per conferma iscrizione + saldo a inizio corso)

Disponibilità posti: contattare info@fulviovilla.com (possibilmente indicare nell’email un recapito telefonico).  

 

L’organizzazione si riserva la possibilità di annullare il corso nel caso non sia raggiunto il numero minimo di partecipanti.

 

FOTOGRAFARE CON IL FLASH

Nella vita di ogni fotografo, prima o poi, arriva il momento di acquistare un flash. Sì, lo so: ai più snob piace di più il termine “lampeggiatore”, ma “flash” è più intuitivo e non vorrei che qualcuno cominci a parlare di abbaglianti/anabbaglianti in preda al delirio più totale. 🙂 Tra l’altro, a proposito di termini appropriati e non, qualcuno mi sa dire perchè sugli aerei di linea il comandante parla sempre di “aeromobile”? Chiamarlo “aereo” o “aeroplano” fa brutto ? Fotografare con il flash significa aprirsi un mondo di possibilità tecniche e creative e fare “cose che voi umani non potete neanche immaginare” (cit. Blade Runner).Tuttavia la fotografia con il flash ha delle proprie regole ed il primo passo da fare è capire quali siano le regole principali dell’ esposizione con la luce del flash. Molti fotografi, amatori e professionisti, vi diranno che “la luce del flash rovina le foto”… quando ve lo sentirete dire, sappiate che in realtà la traduzione del messaggio è: “non so usare il flash !” 😀

Fotografare con il flash

La prima regola per imparare a fotografare con il flash è che l’ esposizione con il flash è regolata solo dall’apertura del diaframma. Ok, ma come faccio a sapere quale diaframma utilizzare? Devo ricorrere alla seguente formula:

 (NG: f/) = d

dove:

NG = Numero Guida (gli anglosassoni usano la sigla GN, Guide Number). Il Numero Guida  è un indice della potenza di un flash portatile, riferito alla sensibilità di 100 ISO e, solitamente ad una lunghezza focale di 50 mm. Ne consegue che maggiore è il numero guida, maggiore è la potenza del flash.

f/ = Valore di diaframma.

d = distanza flash-soggetto. Se il flash fosse staccato dalla fotocamera, d è sempre e comunque la distanza che intercorre fra il flash ed il soggetto, non la distanza fra la macchina fotografica ed il soggetto.

Es.: Il mio Flash ha un NG pari a 38. Voglio fotografare con il flash una modella e, per tenere lo sfondo sfocato, voglio utilizzare un diaframma aperto a f/4. A che distanza posizionerò il mio flash? Risposta: (38/4) = 9,5 metri, avendo impostato 100 ISO

Fin quì tutto ok. Ma come faccio a valutare l’esposizione se volessi lavorare ad Iso 800 ed utilizzare un diaframma pari a f/11? Devo innanzitutto contare quanti STOP ci sono fra ISO 100 e gli ISO che voglio utilizzare; poi utilizzo la scala nominale dei diaframmi come regolo, ovvero mi sposto di tanti stop quanti quelli che ho contato e moltiplico il NG per il valore trovato. Quindi, considerando 800 Iso: da 100 a 800 ISO ho 3 Stop. Utilizzando la scala dei diaframmi (f/ 1, 1.4, 2, 2.8, 4, 5.6, 8, 11, 16, 22, 32) mi sposto di tre stop, ovvero da f/1 arrivo a f/2.8 Ne consegue che il nuovo NG sarà = (38*2.8) = 106,4

Per cui: (106,4 / 11) = 9,6 metri, avendo impostato 800 ISO

Tutti i flash hanno una loro tabella di riferimento che indica come varia il NG al variare della potenza impostata e/o della lunghezza focale. Ad esempio:

Tabella esposizione flash

Dalla precedente tabella, si nota come aumentando la lunghezza focale della parabola del flash, aumento la sua potenza; difatti il Numero Guida sale di valore. Questo perché una focale più lunga impone un raggio luminoso più ristretto e, di conseguenza, la luce emessa si disperde meno.

Modalità Flash

Ok, ok, ok… ma come fanno i fotografi a fotografare con il flash in tutte quelle situazioni in cui la distanza flash e soggetto varia di continuo?

Il trucco sta nello scegliere la giusta modalità con cui far lavorare il flash.

Ci sono almeno tre modalità differenti:

  • Manuale;
  • Automatico;
  • TTL.

Flash Manuale (Manual Flash)

Il flash emette sempre un lampo alla massima potenza impostata. Utile quando si ha un soggetto che mantiene sempre la stessa distanza dal flash (fotografia di oggetti, ritrattistica statica).

La potenza del flash può essere anche ridotta manualmente a 1/2, 1/4, 1/8…. (ogni volta che dimezzo la potenza del flash, perdo uno Stop di luminosità). Sul flash devo impostare manualmente anche il valore di diaframma e gli ISO. Lavorando in modalità totalmente manuale, potrei impostare un valore di diaframma (f/) sul flash diverso da quello che ho sulla fotocamera; lo stesso dicasi per il valore degli ISO. E cosa succede? La risposta è nelle seguenti regolate:

A) Se chiudo di N Stop il diaframma del flash, rispetto a quello della fotocamera, allora sto aumentando di N Stop l’esposizione con il flash. Esempio: se sto ritraendo una persona ed imposto f/5.6 sulla fotocamera, ma regolo il flash su f/8, allora il soggetto ritratto riceverà + 1 Stop di luce.

B) Se aumento di N Stop gli ISO sul flash, rispetto alla fotocamera, allora sto diminuendo di N Stop l’esposizione con il flash. Esempio: se sul flash ho impostato ISO 400 e sulla fotocamera ISO 200, allora il soggetto ritratto riceverà -1 Stop di luce (a parità di diaframma utilizzato).

Flash in Automatico (Automatic Flash)

Il flash dispone di una propria fotocellula sensibile alla luce che emette. La fotocellula blocca l’emissione del lampo, quando rileva la corretta esposizione. In questo caso il flash, a seconda del diaframma impostato, indica un intervallo di confidenza (distanza minima e distanza massima) entro il quale aspettarsi risultati attendibili. Utile nelle situazioni dinamiche, anche se si possono originare degli errori di interpretazione, dato che ciò che rileva la fotocellula del flash potrebbe non corrispondere esattamente a ciò che rileva l’obiettivo della fotocamera.

Flash in TTL (TTL Flash)

La rilevazione dell’emissione luminosa ed il suo arresto, avviene tramite l’esposimetro incorporato nella fotocamera. In altre parole, flash e fotocamera vedono la stessa scena, attraverso le lenti dell’obiettivo (TTL = Through the Lens). Anche in questo caso il flash indicherà un intervallo di confidenza. Dato che il flash “dialoga” con la fotocamera, i valori di diaframma, ISO e focale, sono aggiornati di continuo con ciò che imposto sulla fotocamera. Utile in tutte le situazioni dinamiche ed anche statiche, sebbene in questo caso sia meno preciso della modalità manuale.

Curiosità: esistono diverse modalità in cui il flash è in grado di lavorare in TTL; tuttavia la loro trattazione esula dagli intenti di questo tutorial.

Il tempo nell’esposizione con il flash

Ma se l’esposizione per il flash è regolata solo dal valore di diaframma, allora il tempo di esposizione che ruolo ha? Semplice, il tempo di esposizione regola la luminosità dello sfondo.

Supponiamo di voler ritrarre una modella che è in una zona d’ombra. Al fine di dare luminosità al suo viso e bilanciare l’esposizione per lo sfondo, potrei scegliere di fotografare con il flash. Supponiamo ancora di valutare l’esposizione in luce naturale per lo sfondo e di avere i seguenti valori: (1/125 sec; f/4) ISO 100

esposizione sfondo

 

  • Se imposto f/4 e tempo 1/125 sec, avrò miscelato ben bene la luce artificiale (flash) con quella ambiente.
  • Se imposto f/4 e tempo 1/45 sec, il soggetto sarà correttamente esposto a f/4, tuttavia lo sfondo riceverà uno stop e mezzo di luce in più (da 1/125 a 1/45 sec). Grazie a questa tecnica, posso ridare luminosità a sfondi bui (si parla anche di slow sync, soprattutto per tempi lunghi di esposizione). Ad esempio, se sto fotografando all’interno di una stanza, posso aumentare il tempo di esposizione fino ad avere lo sfondo ben illuminato ed evitare quell’effetto “sfondo buio” tipico di molte immagini scattate col flash. Bisogna però prestare attenzione che un tempo di scatto lungo, implica alcuni accorgimenti per non incorrere in fenomeni di mosso o micromosso.
  • Se imposto f/4 e 1/250 sec, il soggetto sarà correttamente esposto a f/4, tuttavia lo sfondo sarà più scuro di uno stop (da 1/125 a 1/250 sec). Oppure… potrò essere nei guai! Il motivo? E’ nel prossimo paragrafo…

Il valore di sincronizzazione (syncro flash).

Tutte le macchine fotografiche hanno un limite entro il quale il flash può lavorare. E’ il valore di syncro (tempo di sincronizzazione) che, nella maggior parte dei casi arriva fino a 1/125 sec. Se si scatta con tempi più rapidi (es. 1/500 sec), una parte dell’immagine risulterà buia, perchè la seconda tendina dell’otturatore è partita mentre il flash ha lampeggiato.

Se, rileggendo la frase precedente, vi sta venendo il mal di testa, sappiate che dovete solo impostare un valore di tempo che non superi quello di sincronizzazione.

Ma allora come si fa a superare la soglia del tempo di sincronizzazione?

La risposta è in una funzione che alcuni flash hanno e che si chiama sincronizzazione veloce (high speed flash; fast play). In questo caso il flash emette una serie di brevissimi lampi che vanno a intercalarsi al movimento della prima e seconda tendina, esponendo tutto il fotogramma. Qualcuno chiami un’ambulanza!

In sostanza la sincronizzazione veloce del flash, ci permette di utilizzare il flash anche quando fuori c’è un sole che spacca le pietre, scegliendo perfino diaframmi aperti. Il rovescio della medaglia è che il flash, in questa modalità, consuma parecchio energia, per cui portatevi dietro un po’ di pile di riserva.

 

Vuoi approfondire l’argomento o imparare ad utilizzare al meglio la tua attrezzatura fotografica? Segui i nostri corsi/workshops didattici oppure richiedi un personal tutor.  

 

COME CREARE UN LIGHTING DIAGRAM

Un “LIGHTING DIAGRAM” è semplicemente uno schema che ripropone il set di luci utilizzato per una data immagine. In pratica si tratta di disegnare lo schema di illuminazione utilizzato, per poterlo poi avere come riferimento futuro. Che voi siate dei novelli fotoamatori, oppure dei professionisti affermati, i lighting diagrams delle immagini pubblicate sono uno strumento molto utile per capire come è stato organizzato il set di luci e quali scelte sono state fatte in termini di modificatori di luce (softbox, strip box, beauty dish, griglie…).

LIGHTING DIAGRAMS dalla penna…

Soprattutto quando si stanno studiando nuove soluzioni di illuminazione per un dato soggetto o per un dato contesto, il miglior assistente di sala è rappresentato da un proprio bloc-notes e da una penna. Oltre a non disturbare e a rimanere in silenzio 🙂 , il bloc-notes ci permetterà di annotare tutto il necessario per poter capire cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato in un set di luce. Per far questo, bisogna annotarsi alcuni utili riferimenti:

– tipo e numero di luci utilizzate (luce ambiente, flash a slitta, monotorce…);

– disposizione delle luci;

– potenza impostata su ciascuna luce;

– modificatori di luce utilizzati;

– direzione del fascio luminoso;

– posizione della modella e suo orientamento in relazione alla macchina fotografica;

– dati di scatto (tempo, diaframma, Iso);

– utilizzo di eventuali accessori.

… al Computer.

Nell’era del “tutto attorno a te!”, potreste avere la necessità di inviare una fotografia corredata dal proprio lighting diagram ad un amico, ad una redazione, oppure potreste volerla postare su un proprio blog. Ecco allora una serie di tools che vi verranno in aiuto per creare un diagramma di illuminazione con il proprio computer.

A) Lighting Diagram Creator

Uno dei programmi online più utilizzati. Ha una licenza free (nessun costo) per utilizzi privati, mentre implica una fee (tassa), qualora lo si volesse utilizzare per fini commerciali. Dispone di un’ampia scelta di luci ed accessori, permette il salvataggio di un file *.png oppure *.jpg. Lo trovate al seguente link: www.lightingdiagrams.com

B) Lighting Diagram

Programma presente ed utilizzabile online. Come il precedente, ha una licenza  free per impieghi privati, mentre richiede il pagamento di una licenza in caso di utilizzi commerciali. Molto bello, grazie ad un database di oggetti ben disegnati ed alla possibilità di associare direttamente la fotografia scattata con quel dato schema di luce. Lo trovate al seguente link: www.lightingdiagram.com

C) Sylights

Disponibile online, ha anche una versione per iPad. Licenza di utilizzo libera per impieghi privati, mentre in caso di progetti commerciali bisogna fare riferimento al Team degli sviluppatori, contattando olivier.lance@sylights.com  Pur essendo un buono strumento, personalmente trovo che abbia un’interfaccia meno intuitiva rispetto ai precedenti. Lo trovate al seguente link: www.sylights.com

LIGHTING DIAGRAMS PER PHOTOSHOP

Infine eccovi due siti dove potrete scaricare del materiale da utilizzare con Adobe Photoshop.

D) Kevin Kertz’s Diagram Set

Un pacchetto di simboli pronto all’uso in Photoshop, sotto forma di Livelli. La licenza è solo strettamente per fini personali ed è vietata la pubblicazione dei propri lavori in qualsiasi caso. Utile per crearsi un proprio archivio di schemi di luce. Lo potete scaricare al seguente link: www.kevinkertz.com

E) GPL Lighting Symbols

Galleria di simboli utilizzabili con Adobe Photoshop e Adobe Photoshop Elements. La potette trovare andando al sito www.fotopraxis.net e digitando “lighting symbols” nel campo di ricerca.

 

Vuoi approfondire l’argomento o imparare ad utilizzare al meglio la tua attrezzatura fotografica? Segui i nostri corsi/workshops didattici oppure richiedi un personal tutor.

  • Pubblicazione Digital Camera 130
  • Come fotografare Fotografare gli animali
  • Foto animali zoo
  • Fotografare parchi faunistici

FOTOGRAFARE GLI ANIMALI ALLO ZOO

Fotografare gli animali nei Parchi Faunistici

Il primo problema che si incontra nel voler fotografare gli animali è: “dove trovare gli animali da fotografare”. La Fotografia Naturalistica è qualcosa di meraviglioso, perchè permette al fotografo un contatto unico con i suoi soggetti, è qualcosa di intimo e di speciale, ma che richiede una grande conoscenza dell’animale e dell’ambiente in cui vive. Inoltre, cosa da non sottovalutare, se sognamo l’Africa, ma viviamo in Italia, le possibilità di frequentare un safari fotografico non sono sempre a portata di mano.  Ecco che i Parchi Faunistici, gli Zoo ed i Rettilari possono essere un’occasione per fotografare gli animali in tutta sicurezza ed anche vicino a casa.

Alcuni consigli per fotografare gli animali in cattività

Sembrerà strano, ma molti degli errori più comuni che fanno perdere interesse ad una fotografia di animali in cattività riguardano la composizione fotografica e non le finezze tecniche della fotocamera. Difatti in qualsiasi parco faunistico, uno degli aspetti che dobbiamo tenere presente riguarda lo sfondo. Recinzioni, sbarre e paletti fanno capolino da dietro il nostro bel leone, così come abbeveratoi e ammassi di fieno si possono notare al fianco della nostra gazzella. Morale: “non importa che tu stia fotografando un leone o una gazzella, l’importante è isolarlo dallo sfondo“.

Per far questo può essere utile ricorrere a dei teleobiettivi, anche moderati (lunghezza focale 85mm – 200mm), che, restringendo l’angolo di campo (area inquadrata), ci permettano di ritrarre il nostro animale liberandolo idealmente dalle costrizioni della gabbia. Per evitare di includere le sbarre o le reti che ci separano dal soggetto, si possono seguire due strategie. La prima: mettere l’obiettivo fra una sbarra e l’altra (evitare i carnivori!!!). La seconda, più pratica e tecnica, consiste nell’utilizzare un teleobiettivo (con lunghezza focale di almeno 200mm) con la massima apertura di diaframma consentita. Così facendo si ridurrà la profondità di campo e le recinzioni spariranno nello sfocato delle zone fuori fuoco. Se avete quindi in programma di fare una visita ad uno zoo, portatevi uno zoom che copra le focali moderatamente lunghe (es.:  Zoom 70-300mm f/3.5-5.6; oppure Zoom 70-200mm f/2.8) per isolare il soggetto e, come seconda scelta, portatevi un obiettivo normale (50mm per reflex full frame, cioè a pieno formato; 35mm per reflex APS, ovvero a sensore ridotto) per foto più generiche.

Diaframmi, tempi di scatto e sensibilità per fotografare gli animali

Possiamo lavorare in modalità Manuale o a Priorità Diaframmi ed impostare il diaframma più aperto (come suggerito sopra). Se il problema delle recinzioni non sussiste (come negli zoo safari), si possono considerare diaframmi molto aperti (es: f/2.8, f/3.5) per animali grossi (mammiferi), diaframmi relativamente aperti (f/5.6) per animali delle dimensioni di un’anatra o un gatto ed infine diaframmi medio-chiusi (f/8, f/11) per piccoli animali (uccellini, piccoli roditori…).

Una volta scelto il diaframma di lavoro, controllate la velocità di scatto. Se i vostri animali sono fermi o stanno sonnecchiando, potete scattare anche con un tempo di 1/60 sec o 1/30 sec, facendo attenzione a non ricadere in fenomeni di micromosso. In tal caso dovete usare un tempo più rapido. Diciamo che tempi di sicurezza si assestano su 1/125 sec o 1/250 sec. Alzate quindi la sensibilità del sensore, intervenendo sul valore degli ISO quel tanto che basta per raggiungere la velocità desiderata.

Per quanto riguarda il punto di messa a fuoco, non dovete avere dubbi: mettete a fuoco sugli occhi.

Quando fotografare gli animali

Per fotografare gli animali sarebbe meglio evitare le ore centrali della giornata, perchè il sole alto crea ombre dure ed antiestetiche. Cercate di arrivare presso il Parco Faunistico appena apre i cancelli; in genere si tratta di un orario tra le 8:30 e le 9:00 del mattino. Sfruttate quindi le prime ore della mattinata, per giocare con i riflessi della luce di taglio che illumina le pellicce e le livree. Se il parco ospita degli esemplari di avvoltoio o di altri volatili di grosse dimensioni, potrete fotografarli mentre se ne stanno appollaiati con le ali spiegate ad accogliere il tepore dei raggi mattutini. Spesso gli animali se ne stanno fermi a guardarvi pigramente… teneteli d’occhio e scattate quando fanno qualcosa: interagiscono fra di loro, oppure sbadigliano (i felini, sbadigliando, mostrano la loro dentatura impressionante).  Infine, approfittate del tardo pomeriggio per ritrarre gli animali nella luce calda del sole che tramonta.

Alcune location per safari fotografici

SAFARI PARK (www.safaripark.it): situato a Varallo Pombia (NO), è un Parco Faunistico molto interessante per la possibilità di percorrere con la propria autovettura un vero safari in automobile all’interno di un percorso che si snoda fra zebre, giraffe, gazzelle, gnu, rinoceronti, leoni, tigri… All’interno del Parco ci sono un Acquario ed un Rettilario dove è possibile ammirare specie esotiche ed autoctone. Aree a tema (Far West), spettacoli e giochi faranno la felicità dei vostri bambini.

LA TORBIERA (www.latorbiera.it): il Parco Faunistico “La Torbiera” si trova ad Agrate Conturbia (NO), e si sviluppa attorno ad un grande stagno (la torbiera, appunto) dove svernano numerose specie di uccelli acquatici, anatidi, trampolieri, pellicani… Lungo il percorso sono presenti gabbie e recinzioni che permettono ai visitatori di osservare tigri, gibboni, panda minore… Benchè il Parco non offra molto per i più piccini, vale la visita per il passaggio all’interno del recinto dei daini e per la grande recinzione che ospita un branco di Lupi europei. Per gli amanti del birdwatching e per chi può permettersi ottiche costose, un appostamento con treppiede sull’argine della torbiera può offrire interessanti opportunità fotografiche.

LE CORNELLE (www.lecornelle.it): forse è il Parco Faunistico più facile da affrontare dal punto di vista fotografico. Gabbie e recinzioni sono molto vicine ai percorsi pedonali, offrendo la possibilità di fermarsi con calma, montare eventualmente un treppiede e comporre bene l’inquadratura.  Consigliabile anche per gite con la famiglia, dato che presenta aree di intrattenimento per i più piccini. Il Parco si trova a Valbrembo (BG)

OASI DI SANT’ALESSIO (www.oasisantalessio.org): situata nei pressi di Pavia (Sant’Alessio con Vialone – PV), l’Oasi sviluppa diversi percorsi che portano alla visione di numerose specie di uccelli (falchi, gufi, anatidi, trampolieri, turachi…) e ad alcuni mammiferi (es. Ocelot, cavallo di Prszewalski, bradipo…). E’ inoltre presente una serra tropicale dove si involano colibrì e farfalle variopinte.

Curiosità

La mia fotografia del Lupo europeo che vedete in alto fra le immagini di questo tutorial è stata pubblicata sul numero 130 di Digital Camera (Sprea Ed.), rivista a tiratura nazionale dedicata al mondo della Fotografia Digitale. Se volete leggere come è stata scattata, potete cliccare sul seguente link: http://www.fotoinfuga.it/fotONE_Villa.html

Vuoi approfondire l’argomento o imparare ad utilizzare al meglio la tua attrezzatura fotografica? Segui i nostri corsi/workshops didattici oppure richiedi un personal tutor.  

  • GESTIONE COLORE
  • MODELLO COLORE RGB e CMYK
  • SPAZIO COLORE CIE Lab
  • GAMUT Adobe (1998), sRGB

TEORIA DELLA GESTIONE COLORE

Con il termine “GESTIONE COLORE” si intende tutta una serie di interventi mirati ad avere un risultato prevedibile quando un file immagine passa da un supporto ad un altro (esempio: una fotografia viene vista su due schermi differenti, uno proprio e l’altro del PC di un amico o di un cliente), oppure quando si invia l’immagine ad una periferica di stampa e si vuole una correlazione il più possibile accurata fra ciò che vediamo sullo schermo del computer e ciò che otteniamo con la stampa finale.

Qualsiasi periferica di acquisizione (es.: reflex digitale, scanner) o di riproduzione (es.: stampante, proiettore) interpreta il colore alla sua maniera. E’ come se chiedessimo a quattro amici di dire di che colore sono i nostri jeans: qualcuno potrebbe dire “blu”, qualcun altro “blu scuro”, oppure “blu marine”, oppure ancora “blu cobalto”. Chi ha ragione? Probabilmente tutti e nessuno, ma se qualcuno volesse tingere un paio di pantaloni bianchi per renderli del colore dei miei jeans, sarebbe in difficoltà, perché dovrebbe scegliere un blu fra i quattro menzionati sopra. Introdurrebbe un’approssimazione e, nel far questo, rischierebbe di avere un paio di pantaloni di colore simile ai miei jeans, ma non identici. Serve quindi uno standard “blu jeans” che venga riproposto tale e quale nel passaparola.

L’ ICC (International Color Consortium)

Il problema del colore è talmente importante che nel 1993 è stato istituito un Consorzio Internazionale (International Color Consortium, ICC), al quale hanno aderito numerose aziende, operanti nel settore della grafica e della fotografia, con l’intento di creare uno standard (un linguaggio universale) che aiutasse a risolvere i problemi legati alla discrepanza dei colori nel passaggio da un software all’altro o da una periferica ad un’altra. Sono quindi nati i profili ICC che, per ciascuno strumento, dicono come quello strumento percepisce, mostra e trasmette un determinato colore.

I profili ICC sono dei files *.icc oppure *.icm, situati e/o importati nelle librerie dati del computer. Per gli utenti Windows, si possono trovare sotto: Windows > System32 > Spool > Drivers > Profiles. Oppure, per i profili di Adobe: C:> Program Files > Common Files > Adobe > Color > Profiles.

Per gli utenti Mac: Hard Drive > Library > ColorSync > Profiles. Oppure, per i profili di Adobe: Hard Drive > Library > Application Support > Adobe > Color > Profiles

I MODELLI COLORE

Ora, da un punto di vista tecnico, un colore viene definito numericamente attraverso i valori di 3-4 descrittori. Si parla di Modello Colore e, fra i principali, possiamo citare: il modello RGB (Red, Green, Blue) ed il modello CMYK (Cyano, Magenta, Yellow, blacK).

MODELLO COLORE RGB e CMYK

Il primo è utilizzato da dispositivi che possono emettere o catturare immagini basate sulla luce (fotocamere, scanner, proiettori, video…) ed è il modello su cui si basa la sintesi additiva: più luce viene emessa/catturata e più alti risulteranno i valori di R, G, B fino ad ottenere il colore bianco. Tutti i colori vengono ottenuti addizionando i valori dei tre canali primari. Il secondo modello è usato in ambito tipografico e prevede l’utilizzo di inchiostri C, M, Y, K per ottenere i diversi colori sulla carta (o su altro supporto). In questo caso, per ciascun canale, si applica una scala di riferimento che va da 0% (niente inchiostro) al 100% (inchiostro pieno); applicando il 100% dei canali C, M, Y, si dovrebbe ottiene un colore marrone molto scuro, quasi nero, ma non nero. E’ per questo che si è aggiunto il canale K, al fine di ottenere nella stampa il colore nero assoluto. Si parla di sintesi sottrattiva: i diversi colori vengono ottenuti bloccando (sottraendo) in parte o totalmente il potere riflettente degli altri colori.

GAMUT COLORE e PCS

Le variabili di un modello colore definiscono uno spazio colore, cioè uno spazio all’interno del quale ciascun colore può essere localizzato e definito per quel modello. Il limite di questo spazio colore prende il nome di GAMUT. Colori che cadono al di fuori del gamut, non sono riproducibili dallo strumento, pertanto necessitano di essere fatti rientrare attraverso opportune approssimazioni (lo vedremo a breve, quando parleremo di “CMM: Color Management Methods”).

Il gamut può essere dipendente dall’attrezzatura: poiché ciascuna attrezzatura ha un proprio spazio colore (più o meno esteso), si avrà una rappresentazione diversa di uno stesso colore. Esempio: lavorando in RGB, la mia fotocamera legge il blu dei miei jeans come (R68, G85, B119), ma se dovessi usare uno scanner per catturare il colore dei miei jeans, potrei avere dei valori diversi (R54, G70, B147). In altre parole, la fotocamera dice che il blu è un “blu cielo” e lo scanner dice che il blu è un “blu aviazione”. Infine, aprendo l’immagine dei miei jeans sullo schermo, quest’ultimo vedrebbe quel blu come (R26, G80, B131) e direbbe che i jeans sono “blu cobalto”.

Serve quindi un modo per tradurre in maniera affidabile le informazioni sul colore da uno strumento all’altro. Per fare questo serve un riferimento assoluto ovvero uno spazio colore indipendente dall’attrezzatura.

MODELLO COLORE CIE Lab

Questo riferimento assoluto è stato individuato già nel 1920 dalla CIE (Commission Internazionale d’Eclairage) che studiò la percezione del colore e definì il modello CIEXYZ, poi perfezionato nel 1970 nel modello LabXYZ. Il modello colore Lab descrive uno spazio colore molto ampio all’interno del quale ricadono tutti i colori percepiti dall’occhio umano. Questo spazio colore è definito da tre assi (x,y,z) che mappano i colori sfruttando tre variabili distinte: L (luminosità), a (parametro di colore che va dal blu al giallo), b (parametro di colore che va dal verde al magenta).

Grazie all’esistenza di uno spazio colore ampio ed indipendente dall’attrezzatura, i colori possono essere trasmessi da un dispositivo all’altro in maniera accurata, proprio perché il modello Lab si comporta da profilo di collegamento (PCS, Profile Connection Space).

In pratica: la fotocamera legge un colore e lo descrive secondo il suo profilo ICC; questa informazione viene tradotta nello spazio Lab (e quindi sganciata dalla specificità dello strumento di acquisizione) per poi essere convertita accuratamente nello spazio colore dello strumento finale, grazie al suo profilo ICC.  Facciamo un esempio ed immaginiamo di essere in due: un italiano (fotocamera) ed un tedesco (stampante). C’è solo un modo affinché i due interlocutori parlino e si capiscano: parlare una lingua comune. Supponiamo che entrambi conoscano anche l’Inglese oltre alla loro lingua natia, allora la lingua Inglese diventa il loro “profilo di collegamento”.

SPAZI DI LAVORO

Per facilitare ulteriormente il lavoro di gestione del colore, Adobe System ha introdotto degli spazi di lavoro, cioè dei profili ICC indipendenti (non specifici per alcuno strumento). Questi spazi di lavoro, dal più ristretto al più ampio, sono conosciuti come: sRGB (particolarmente indicato per le applicazioni web), Adobe RGB (1998) (utile per archiviare files e/o per inviarli ad una periferica di stampa generica), ProPhotoRGB (estremamente ampio, ma proprio per questo riservato ad un pubblico esperto). Riferirsi a uno di questi spazi colore standard aumenta la possibilità di fornire delle informazioni sul colore adatte ad essere processate accuratamente per diversi impieghi. Essendo comunque degli spazi colore ampi (gamut esteso) contengono al loro interno la maggior parte degli spazi colore provenienti dai profili ICC specifici per i vari strumenti (gamut limitato); inoltre, essendo standard, sono facilmente interpretabili da qualsiasi periferica attraverso un processo di conversione colore.

GAMUT Adobe (1998), sRGB

Un processo di conversione colore, detto anche metodo di gestione colore (CMM, Color Management Method), è una funzione che mappa i colori di uno spazio colore sorgente (definiti da una serie di numeri) e li trasla (li ri-mappa) nello spazio colore di destinazione.

Esistono diversi CMM, Adobe ne ha creato uno proprio: ACE (Adobe Color Engine) che è poi quello utilizzato da Photoshop, Illustrator, InDesign come motore di conversione colore.

INTENTI DI RENDERING

Ora, quando assegnamo un profilo ad un file immagine NON cambiamo i dati di quel file relativi al colore. Tant’è che possiamo riaprire il file ed assegnargli un altro profilo senza problemi. Invece quando convertiamo in uno spazio colore cambiamo i dati del file: i colori fuori gamut vengono eliminati (perdita di informazioni) oppure vengono fatti rientrare nel gamut grazie a degli intenti di rendering selezionabili fra:

1) Colorimetrico relativo: i colori fuori gamut vengono approssimati a quelli più simili presenti nel gamut. Il bianco dello spazio sorgente viene rapportato al bianco dello spazio di destinazione. Per cui se il bianco di destinazione dovesse essere, ad esempio, una carta fotografica di colore giallino, allora tutti i bianchi dell’immagine sarebbero riprodotti con la stessa tonalità giallina.

2) Colorimetrico assoluto: come il precedente, ad eccezione del fatto che qui è il bianco di destinazione ad essere rapportato al bianco sorgente. In pratica il bianco sorgente prevale su quello di destinazione.

3) Percettivo: questo intento cerca di mantenere inalterati i rapporti tonali all’interno di un’immagine. Per far questo, comprime i colori. Se non ci sono molti colori fuori gamut è un intento interessante soprattutto per chi si occupa di fotografia. Se invece ci sono molti colori fuori gamut è un metodo da evitare: la compressione dei colori considera anche quelli fuori gamut, quindi introduce uno slittamento (una deviazione dall’originale) molto marcata, con risultati imprevedibili.

4) Saturazione: è un intento che predilige la saturazione del colore rispetto alla sua tonalità. Quindi lavora cercando di restituire la maggior saturazione possibile, anche facendo slittare la tonalità di un colore. E’ un intento che ben si presta a soluzioni grafiche (es. loghi aziendali).

 

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